A partire dalla parrocchia

1. All'assemblea riunita in Cattedrale l'11 ottobre 1997 ho presentato queste linee pastorali. A partire dalla parrocchia . Si richiama l'attenzione di tutti su questo luogo prioritario della fede e cellula base della pastorale per riscoprirne il suo essere e operare nella chiesa locale e nel territorio. Con la forza dello Spirito Santo . Nel secondo anno di preparazione al Grande Giubileo si è invitati a contemplare i grandi prodigi operati dallo Spirito e a incamminarsi con fiducia nelle direzioni che Lui indica alla Chiesa.

Verso il terzo millennio . E' una indicazione ad aprirci alla nuova realtà verso cui lo Spirito ci spinge. La storia ha bisogno della presenza di cristiani che ogni comunità è chiamata a formare perchè il Vangelo manifesti la sua vitalità nella cultura e nel tempo dell'uomo.

2. Queste linee pastorali vanno lette alla luce del cammino che la Chiesa ha segnato dal Vaticano II in poi. Chiesa solidale con questo mondo e in esso pienamente inserita che costruisce se stessa attorno alla parola e alla celebrazione del Mistero di Cristo e si pone a servizio della crescita del Paese. Chiesa che educa a percorrere la testimonianza della carità come via privilegiata della evangelizzazione e a stare nella storia con il dono della carità, cercando tutte le opportunità perchè il Vangelo metta radici nella cultura di oggi.  Con queste linee pastorali e in sintonia con le Chiese di Sicilia, la nostra Chiesa locale prosegue il suo cammino "Da una pastorale di conservazione ad una pastorale missionaria", nella chiara coscienza che il nostro non è il tempo della semplice conservazione dell'esistente e che non ci si può limitare alla celebrazioni rituali e devozionali e all'ordinaria amministrazione, ma che bisogna passare alla missione permanente.

3. Questa nostra Chiesa dispone di grandi risorse pastorali. Per esse gioisco con voi e ringrazio Dio che le ha suscitate e coloro che le custodiscono. Apprezzo l'opera di tante comunità impegnate nell'ascolto e nell'annuncio della Parola di Dio, nella celebrazione dei Sacramenti, nelle tante forme di testimonianza quotidiana. Ammiro sacerdoti, diaconi, operatori pastorali, famiglie, religiosi, laici singoli e associati, impegnati in apprezzabili iniziative di formazione e in autentici itinerari di fede. Tocco con mano lo spessore cristiano di una presenza laicale nella vita quotidiana, anche se spesso silenziosa e poco appariscente, ma talvolta eroica. 4. La nostra Chiesa si trova dinanzi le grandi trasformazioni . Nel territorio si vedono crescere nuovi insediamenti abitativi talvolta disordinati e spesso privi dei servizi indispensabili, il fenomeno della mobilità sociale, i quartieri "dormitorio"...... E' interpellata da una cultura che offre, da una parte, possibilità insospettate e spazi straordinari di apertura ai valori umanizzanti del Vangelo e, dall'altra, visioni e stili di vita che tendono a svuotare l'essenza stessa della fede, riducendola a vago senso religioso o a forme di soggettivismo e di magia. E intanto inquietanti problematiche esistenziali gravano soprattutto sui più svantaggiati e deboli. 5. Il nostro territorio, come un terreno ricco di potenzialità spesso inespresse e non pienamente valorizzate, attende il Seminatore che esca a seminare. Terreno sconosciuto dalle risposte imprevedibili, carico di inquietudine, di domande latenti, di sfide talora urlate.... ma capace di accogliere quel "seme di grazia" riposto nei granai della fede delle nostre comunità. Il Padrone del campo e il campo stesso lanciano una sfida a tutte le nostre comunità ecclesiali: reinvestire il ricco patrimonio di tradizione cristiana, con le numerose forme di inculturazione della fede in una nuova evangelizzazione. nuova nel suo ardore, nei suoi metodi e nelle sue espressioni. 6. Tutti avvertiamo l'urgenza di "uscire dal tempio" per andare verso la stragrande maggioranza dei battezzati, i cosiddeti "lontani", però di fatto la maggior parte del tempo e delle energie è impiegata per i pochi "vicini". Si constata una evidente sproporzione che va attentamente e criticamente considerata. Finora forse è stata curata prevalentemente la pecorella rimasta nell'ovile. Chi si prende cura delle altre novantanove che non conoscono l'ovile o che non trovano più la strada per ritornarvi? Come raggiungerle? Come suscitare in loro il desiderio di incontrare personalmente Cristo? 7. Nessuno si nasconde le difficoltà : il linguaggio col quale sono stati espressi i contenuti perenne della fede appare inadeguato e spesso incomprensibile alle stesse nostre comunità; le motivazioni che supportano le indicazioni morali vengono lette come estranee e inconsistenti e talora rifiutate dagli stessi praticanti; le iniziative pastorali non coinvolgono e appaiono "altro" rispetto a ciò che la gente ricerca e attende. Forse perchè ci si ritrova impreparati dinanzi a contesti culturali nuovi e molto diversi da quelli usuali?   Forse perchè bisogna maggiormente appropriarsi della visione di Chiesa indicata dal Vaticano II? Forse perchè c'è ancora un diffuso clericalismo, giustificazione di una laicità che fa fatica a crescere? E' in gioco il senso e il significato della stessa fede per l'uomo di oggi! Come ricomprenderla? Come presentarla? Come motivarla? Cosa proporre come itinerari formativi?

8.  Da quì l' esigenza di una conversione pastorale per passare da una pastorale intra - ecclesiale e autoreferente, ripiegata su se stessa e sul già collaudato, ad una pastorale estroversa, rivolta all'esterno, a chi non viene in chiesa o vi ritorna in modo occasionale. La Parrocchia ritrova se stessa fuori di se stessa , ripensando l'esperienza di fede affinchè il suo annunzio, nei linguaggi, nei contenuti e nelle proposte formative, risulti significativo per l'uomo di oggi. Con molta probabilità tutto questo ci porterà a rivedere anche le strutture e le funzioni delle nostre comunità parrocchiali in un'ottica di progettazione e di riqualificazione delle forze pastorali disponibili. 9. Non è un aspetto o una struttura della pastorale ad essre messa in crisi ma la pastorale ordinaria. In fondo è la Chiesa, della quale tutti ne siamo parte e ne condividiamo la missione, che vuole ripensare se stessa perchè sente l'urgenza di raggiungere tutti e a tutti annunziare il Vangelo. 10. Ne sono coinvolte le diverse realtà associative laicali. Abilirtare a intervenire in situazioni o ambiti solitamente inaccessibili all'azione pastorale ordinaria, esse rendono capillare la missione della Chiesa in ambienti di vita, di studio, di lavoro, di cura della malattia, di attività culturali e ricreative, di impegno socio - politico. Sono forze vive, indispensabili, ricche di esperienze e fantasie progettuali, ammirevoli per il lavoro di formazione cristiana e di meditazione del Vangelo con la vita e i problemi della gente. Sono chiamati a fare conoscere la loro specificità, a trovare modi nuovi di coordinamento, perchè la ricchezza di ognuno sia valorizzata da tutti, a vivere la comunione e la condivisione con gli orientamenti della Chiesa locale e con le comunità parrocchiali nelle quali talora svolgono la loro attività. 11. Sono chiamate in causa le comunità religiose che, con il proprio carisma e la loro opera, contribuiscono alla crescita della Chiesa. Dalla loro presenza, sapientamente integrata nella Chiesa, può e deve venire quell'afflato di profezia evangelica, che ancora saldamente a Cristo e spinge su strade mai prima sperimentate per toccare il cuore della gente e proporre nuovi modi di vivere il Vangelo.

12. Sono interpellati i laici consacrati per quella straordinaria sintesi da loro vissuta tra impegno nella storia e contemplazione e per quella mediazione esistenziale tra Vangelo e scelte quotidiane. Testimoni saggi e lungimiranti, essi arricchiscono la Chiesa che questa sintesi e queste mediazioni è chiamata a tradurle in progetto e stile pastorale.

13. E' urgente rivolgere l'attenzione prioritariamente alla Parrocchia che, in un certo senso, costituisce l'avanposto della Chiesa nel territorio e quasi la frontiera. In molte zone essa rimane l'unico riferimento di aggregazione sociale e culturale non solo per i fedeli. La Chiesa Parrocchiale spesso è l'unico luogo per l'accoglienza, il dialogo, la fraternità, la conoscenza fra le generazioni, la soluzione di bisogni materiali e di solitudine umana.

14. Nella parrocchia palpita il cuore della collettività intera, si vivono le gioie e i problemi, si celebra la vita e si ritrova la speranza di fronte alla morte, si fa festa per una nuova famiglia, si condivide la responsabilità e la preoccupazione del giovane che diventa adulto, si vive la pietà popolare che ha plasmato generazioni intere, che ha dato risposta alle domande più profonde e speranza di fronte alle difficoltà.

15. La parrocchia si fa carico del territorio, dei nuovi drammi e problemi: le nuove forme di povertà, l'emarginazione del diverso, la illegalità, la droga, la violenza, la criminalità mafiosa, l'estorsione, l'usura, e quant'altro ferisce la dignità umana e il vivere civile. Di fronte a questi mali, essa diviene il luogo dove si organizza la speranza per resistere e sconfiggerli. 16. Nelle comunità parrocchiali ci si riunisce , convocati dalla Parola che salva, per un' esperienza sempre più profonda del Mistero di Cristo, celebrato nella Liturgia secondo i ritmi dell'anno liturgico. Così tutta la vita,animata dallo Spirito, diventa testimonianza dell'Amore infinito che suscita molteplici ministeri affinchè il Vangelo continui a mettere radici nella storia. 17. Questa straordinaria vitalità di fede delle nostre comunità non può rimanere privilegio esclusivo di pochi eletti ma va offerta a tutta la gente che vive sul territorio. L'autentico cammino di ogni comunità segue un movimento che conduce fuori, verso la gente , per incontrarla fuori dai luoghi e dai tempi del sacro, ove l'unico linguaggio comprensibile, che apre orizzonti di ulteriore ricerca, rimane sempre quello del Cristo che spogliò se stesso e si rivestì di umanità per condividere in tutto l'avventura umana. 18. Questa testimonianza, vissuta nella ferialità, diventa il modo efficace di annunziare il Vangelo. Essa richiede ai cristiani di stare nella storia , semplicemente uomini accanto ad altri uomini, ma sostenuti dalla fede, condividendo gioie e dolori, speranze e angosce, ricercando con gli altri le soluzioni ai problemi, offrendo il proprio contributo con una carità che non viene mai meno. 19. E' urgente allora formare uomini e donne , immersi nel mistero di Dio e inseriti pienamente nella storia. Adulti nella fede, capaci di gestire la vita nella sua complessità, competenti nel discernimento e nelle decisioni di fronte alle situazioni, partecipi dei progetti sociali che fanno crescere la civiltà, fedeli servitori del bene comune, profeti di carità anche nelle istituzioni, esperti in umanità di fronte al grido degli ultimi nella variegata polifonia che la povertà ha assunto nei nostri giorni. 20. E' necessario ripensare e riprogettare la pastorale ordinaria per formare il cristiano adulto nella fede. Occorre la conversione da una parrocchia strutturata o intesa come "stazione di servizio religioso" ad una parrocchia che assuma il compito di educare alla fede. Si tratta di inventare itinerari formativi adatti alle singole situazioni degli adulti, modalità che favoriscano la personale adesione alla fede, linguaggi idonei perchè si possa guardare alla fede come via maestra di umanizzazione.

21. Tutto si gioca sulla formazione ad una corretta laicità, espressione della fondamentale dimensione secolare della Chiesa, fatta per stare nella storia e animare nella fede ogni realtà. Questa priorità pastorale impegna tutti per un laicato che sa scommettere sulla certezza e solidità della fede, che, anche nel vuoto di risposte immediate o di soluzioni facili, sa stare accanto a tutti con ricchezza di umanità. 22. Sono tanti gli ambiti e le esigenze pastorali che richiedono nuovi modi di essere, di pensare e di agire. Intento è indispensabile valorizzare al massimo quanto si fa , la cosiddetta pastorale ordinaria, potenziandola in tutti i suoi aspetti, recuperando ritardi, superando coraggiosamente involuzioni o stasi. L'esperienza di fede dei nostri cristiani è intimamente legata ad essa! 23. La formazione degli adulti ci costringe a sapere progettare e riprogettare la pastorale non più per gente anonima o per la massa, ma per la singola persona che ha esigenze, sensibilità, tempi di maturazione propri. Non si tratta solo di preparare a ricevere i Sacramenti e di celebrarli, ma di sostenere la persona permanentemente affinchè il cammino di iniziazione cristiana e le celebrazioni sacramentali abbiano senso per la sua vita. 24. Con grande umiltà e lungimiranza è opportuno rileggere criticamente i presupposti teorici sui quali è stata costruita la formazione degli operatori pastorali . Certamente tanto è stato fatto. Si tratta di pensare, con l'esperienza acquisita, proposte formative che abilitino i vari operatori ad essere innovativi ed incisivi sul piano delle scelte metodologiche ed operative. 25. Il buon funzionamento a tutti i livelli degli organismi di partecipazione garantisce un'ottima palestra di formazione ecclesiale sia per i presbiteri che per i laici. Fa maturare una Chiesa tutta ministeriale perchè fa sorgere responsabilità e condivisione nell'annunzio del Vangelo. Favorisce lo studio e la progettazione di nuove forme di coordinamento e di servizio tra le varie realtà ecclesiali e una più generosa distribuzione delle risorse ministeriali esistenti. 26. Il territorio, prima così familiare alla comunità parrocchiale, oggi, per diverse ragioni, è tenuto lontano, sconosciuto, frammentato. Come ricreare familiarità fra parrocchia e territorio? Come ridisegnare una distribuzione efficace dei ministeri? Quali forme di presenza nell'ambiente da parte della comunità? Come progettare forme straordinarie di annunzio? Quali segni di carità e di solidarietà per suscitare domande che aprono alla riscoperta del Signore?

27. In questo anno pastorale, docili allo Spirito Santo, guida e gioia della Chiesa,  costruiremo insieme un cammino comune. Tutte le realtà diocesane, ricche di sensibilità e competenze specifiche, saranno impegnate nell'approfondimento di queste linee pastorali, nel valorizzare le notevoli risorse cresciute in questa nostra Chiesa, nel proporre scelte pastorali per rinnovare le nostre comunità e vie nuove di evangelizzazione. 28. Il convenire da posti diversi in Cattedrale, nell'VIII centenario della sua fondazione, sarà per tutti un segno di gioiosa appartenenza all'unica Chiesa e di convinta partecipazione alla medesima missione. Nel mosaico dell'abside, come in un'icona, contempleremo il senso del nostro cammino: Maria, Discepola e Madre, dona suo Figlio, Unico Salvatore del mondo. Cristo Signore, volto glorioso del Padre, offre il vangelo del sollievo e della gioia. Lo Spirito Santo custodisce il trono vuoto e apre i cuori e i confini della storia allo Sposo che verrà.

 

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