Giovanni Marra - Arcivescovo di Messina Lipari S. Lucia del Mela

Gli corse incontro

Programma Pastorale 1998-1999

Ottobre 1998

 

1. Introduzione

In questo terzo e ultimo anno di    preparazione al Grande Giubileo del 2000, la persona di Dio Padre, che completa la nostra meditazione del Mistero Trinitario, nel quale siamo sempre immersi, diviene preminente nell'attenzione della Chiesa.

Egli, che nella parabola di Gesù, sua Icona, viene rivelato come "Padre misericordioso", verrà contemplato nel medesimo contesto evangelico (Lc 15, 11-32), in cui intendiamo collocare la programmazione pastorale dell'anno 1998-1999.

Questo progetto scaturisce dalle linee pastorali, "A partire dalla parrocchia", consegnate alla diocesi nel 1997. Esse rimangono quadro di riferimento di tutta la programmazione, in quanto ne tracciano le istanze di fondo:

- Rinnovamento della parrocchia attraverso un rinnovamento complessivo della pastorale in tutti i suoi ambiti;

- Impegno di tutto il Popolo di Dio, e in particolare dei laici, per una nuova evangelizzazione, capace di rispondere alle attese e alle sfide del nostro tempo.

Rileviamo con soddisfazione che le linee pastorali hanno suscitato un vasto coinvolgimento e tante attese in tutta la diocesi. Ne sono stati segno i pellegrinaggi alla nostra Cattedrale con la consegna al Vescovo dei contributi delle parrocchie, dei vicariati e delle altre realtà ecclesiali.

Gli apporti, elaborati con l'aiuto delle schede di lavoro che accompagnavano le linee pastorali, hanno costituito un ricco materiale di riflessione, oggetto di studio accurato da parte del Vescovo assieme ai Vicari Episcopali, ai Responsabili dei centri pastorali, ai Segretari dei consigli presbiterale e pastorale e ai Vicari Foranei.

Da un lato è apparso un quadro reale della situazione pastorale della nostra diocesi, con le sue esigenze e provocazioni; dall'altro è emersa, in modo corale e pressante, l'urgenza di un vasto impegno per la formazione degli operatori pastorali, come condizione indispensabile per un cambio di mentalità e un effettivo rinnovamento della pastorale parrocchiale e diocesana.

Nello stesso tempo, si è avvertita l'esigenza che la loro formazione trovi una particolare metodologia formativa nell'esperienza celebrativa e di fede che la Chiesa vive durante l'Anno liturgico.

L'impegno formativo di quest'anno deve maturare, negli Operatori pastorali e nei Cristiani, maggiore consapevolezza che le comunità ecclesiali non sono isole staccate dal mondo, ma realtà proiettate verso tutto il territorio. La parrocchia non va vista soltanto come "la fontana del villaggio" cui attingere, ma anche come la sorgiva zampillante che invade tutte le strade per dissetare chi ha sete di Dio.

Per questo è necessario prendere sempre più coscienza che l'atteggiamento del "Padre misericordioso" diventi stile di vita di ogni comunità parrocchiale. Il Padre, infatti, nel rispetto delle libertà e delle diversità, uscito dal chiuso della casa, invita ognuno alla festa.

Le nostre comunità, superato ogni formalismo statico e distaccato, devono proiettarsi verso novità di amore solidale, nella ricerca-accoglienza di chi si allontana e di chi ritorna, suscitando in tutti desiderio di incontro con il Padre e con i fratelli.

Tutta la comunità, a partire dalla centralità della celebrazione, è chiamata a formulare itinerari di fede, che, muovendo dalla vita e rimandando ad essa, coinvolgano quanti vivono nel territorio. Ogni iniziativa di presenza e di annunzio sarà significativa e incisiva se accompagnata dalla testimonianza di vita evangelica.

Al termine di questo anno pastorale, ogni battezzato possa "narrare", con semplicità e convinzione, la pagina evangelica del "Padre misericordioso" ad ogni fratello: quasi una "icona", consegnata a ciascuno come via privilegiata per la nuova evangelizzazione all'inizio del terzo millennio,

 

Il Padre gli corse incontro

Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze.

Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto.

Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno.

Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava.

Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame!

Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. Partì e si incamminò verso suo padre.

Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio.

Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l'anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa.

Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. Il servo gli rispose: E` tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo. Egli si arrabbiò, e non voleva entrare.

Il padre allora uscì a pregarlo. Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso. Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato".

Luca 15, 11-32

 

Un paese lontano

Paese sconosciuto dal fascino irresistibile verso il quale si incammina il figlio più giovane. Sogno e meta di maggiore umanizzazione. Orizzonte inesplorato di libertà. Società complessa ricca di offerte.

Regione che appare piena di rischi e insidie, in grado di divorare, almeno nell'immaginario del fratello maggiore, ogni valore, e di distogliere e quasi cancellare la memoria della casa del Padre.

Terreno bollente di problemi, fortemente secolarizzato, con diffusa indifferenza e relativismo religioso. Ma d'altra parte attraversato da profonde inquietudini e imprevedibili segnali di attesa e di ricerca di qualcosa di più grande, che talvolta fanno esplodere e disorientano un presente effimero e apparentemente felice.

Paese lontano. Spazio di riflessione per valutare la propria vita. Occasione per cogliere dignità ancora non pienamente valorizzata. Tempo della nostalgia, mai scomparsa, di quella casa...dove il Padre...dove gli altri... dove...

 

Per dialogare con la cultura del nostro tempo

1. La parrocchia come vede i modi di pensare e di vivere della gente sul territorio?

2. Quali atteggiamenti per promuovere un dialogo sereno?

3. Quali iniziative per acquisire adeguate categorie culturali di comprensione?

 

Il figlio più giovane

In quel figlio giovane c'è quasi tutto l'uomo di oggi,

L'uomo pieno di iniziativa, desideroso di affermare la sua unica e irripetibile personalità, portatore di una forte passione per la vita, della quale vuol cogliere e provare ogni aspetto, soprattutto se al di là del comune.

L'uomo che vede dilatarsi benessere e opportunità in ogni campo, che può instaurare relazioni sociali sempre più estese, comunicare e muoversi in tempi vertiginosamente accelerati.

C'è anche l'uomo che si ritrova ripiegato su se stesso, che raccoglie i cocci dei suoi sogni e dei suoi desideri, che fatica a mettere insieme i frammenti della sua vita e stenta a dare senso alle sue mille esperienze.

C'è anche l'uomo che riflette sul senso della vita, che gioisce nello scoprire in sé aneliti di riscatto, che si stupisce nel dare una rotta nuova alla propria vita.

L'uomo che si riscopre profondamente e ostinatamente religioso, capace di sollevare lo sguardo, anche nella situazione più degradante, per dire a se stesso: ho un Padre!

In quel giovane estroverso c'è anche il vissuto di talune comunità cristiane, che, desiderose di autenticità o di percorrere strade nuove nel costruire se stesse, rischiano di non accorgersi del "presente" e sono tentate di camminare da sole.

 

Per camminare con l'uomo "adulto"

1. Cosa pensa la parrocchia della sete soggettività dell'uomo di oggi?

2. Come accoglie i giovani e reagisce di fronte ai loro atteggiamenti?

3. Quali risposte alla domanda di senso che talora affiora dalla società.?

 

Il figlio maggiore

Nel figlio maggiore ritroviamo aspetti delle nostre comunità parrocchiali, che hanno sempre servito in "casa" ed hanno continuato a lavorare nei "campi" del Padre. A volte encomiabili per la loro vitalità e vivacità ministeriale e per il costante desiderio di crescere e maturare. Impegnate in lodevoli iniziative di carità, con le quali hanno dato risposta a grida di aiuto e a situazioni di povertà antiche e nuove.

In lui consideriamo la fatica pastorale di tanti Ministri ordinati, sulla breccia, a volte da soli, oltre i normali limiti di età. Discreti nell'esprimere sofferenza di fronte a una pastorale che non riesce più ad incidere. Provocati dalle critiche sulla inadeguatezza del loro linguaggio, sulla gestione in gran parte clericale della comunità, sulla chiusura nel sacro, sulla mancanza di aggiornamento.

In lui c'è anche il riflesso di alcune situazioni pastorali, talora bloccate in una sorta di difesa e di conservazione dell'esistente. Ripiegate su se stesse e sul ritualismo. Confuse e inerti di fronte al nuovo. Assenti per lo più dai grandi eventi sociali. Timorose di uscire allo scoperto perché sprovviste di sufficienti motivazioni pastorali e di categorie per comprendere e dialogare con l'uomo del nostro tempo. Impacciate e talvolta inopportune nel tentativo di coniugare fede e cultura.

Situazioni pastorali in cui le comunità, concentrate sulla loro vita interna, fanno fatica a cercare-accogliere quanti non vi appartengono, a condividere i progetti di bene presenti nella società, spesso guardata da lontano e giudicata in maniera superficiale e sbrigativa. Come il figlio maggiore, non oltrepassano la soglia di casa, non si mettono in viaggio, non dialogano.

 

Per guardare la parrocchia con responsabilità

1. Cosa tiene unita la nostra comunità parrocchiale?

2. Come cura il rinnovamento della sua pastorale e delle sue strutture?

3. Come valorizza l'esperienza e il lavoro dei sacerdoti anziani?

Il padre

Padre rispettoso della libertà dei figli e solidale con i loro progetti. La sua benedizione è per tutti, sia per chi parte, sia per chi resta. Segue il cammino dei figli, non per paura di perderli, ma perché gli sta a cuore la storia di ognuno. Egli ama le loro diversità.

Padre attento e sollecito a rendere partecipe delle sue cose chi ha deciso di servirlo in modo particolare, come il figlio maggiore. Ma altresì generoso e disponibile quando il minore decide di investire le proprie ricchezze di fede, fuori casa, nella sua quotidianità.

Padre dal cuore grande, trepidante per la solida e ineccepibile fedeltà del figlio rimasto e per le imprevedibili conseguenze dell'avventura dell'altro. Dall'occhio vigile e dall'animo libero. Pronto a commuoversi, ad uscire di casa, a correre incontro ai suoi figli.

Padre che vuole il bene di ogni figlio. Non rinfaccia, non rimprovera, né rimarca fallimenti. Guarda se il figlio è vestito, se ha mangiato, se è stanco, se è felice. Ne ascolta confidenze e ne intuisce preoccupazioni… Lo vuole splendido, vestito a festa, ricostituito nella sua dignità. Fiducioso, gli riconsegna doni e opportunità.

Padre coerente e forte, che non si sottrae alle sue responsabilità d'amore, anche quando il figlio maggiore disapprova e protesta scandalizzato. Frantumando ogni previsione, il suo unico e grande desiderio è che tutti, nessuno escluso, possano partecipare alla festa nella sua casa, qualunque sia la circostanza del ritorno o la ragione per cui si sono allontanati.

 

Per rileggere con serenità lo stile pastorale della parrocchia

1. La parrocchia nella pastorale a chi presta maggiore attenzione?

2. Il "Lontano" nella comunità osserva… e rimane attratto da…

3. Le circostanze per le quali la gente ritorna sono le più varie. Come trasformarle in esperienze di evangelizzazione?

Gli corse incontro

Gesto del Padre che a lungo ha sognato e preparato nell'animo l'incontro con tutti i suoi figli nell'unica casa in festa. Attesa trepidante per una presenza che proprio ora non può mancare.

Gesto di una comunità premurosa, che non distoglie lo sguardo da quanti vivono la loro avventura umana nella ferialità e non desiste dal sognare il momento in cui può gioire per i figli perduti e ritrovati, morti e tornati in vita. Insospettata e delicata provocazione per quanti celebrano il Mistero di Cristo come gratifica per singoli, ministri ordinati, gruppi o specifiche comunità, e non intendono assolutamente contaminarsi con chi è andato o è rimasto lontano.

Contemplazione profetica del futuro pastorale delle nostre comunità. Uscire sulla strada, entrare nella storia, per accostare tutti quelli che non sanno di essere ospiti attesi alla festa dell'assemblea.

Percorso obbligato di radicale conversione comunitaria. E' lui, il figlio lontano, che può cambiare la vita dentro casa, che può spingere a conversione e guidare a maturità esperienze di fedeltà al Padre vissute in statica tranquillità. E' lui che crea occasioni nuove perché l'amore del Padre si riveli e venga compreso in profondità e in estensione.

Consegna responsabile del futuro promesso da Dio a questa società: tempo in cui ognuno troverà la strada dell'incontro col Padre. Futuro ancora lontano, ma che nel "correre incontro" dei cristiani trova già una sua anticipazione.

Per potenziare la missionarietà

1. Quale coscienza missionaria ha la nostra parrocchia?

2. Quale attenzione per chi vive nella ferialità e non partecipa alla nostra "Festa" domenicale?

3. Cosa fare per far maturare chi è portato a scandalizzarsi facilmente della "diversità" di chi ritorna?

 

Questo tuo fratello

Siamo giunti alla fede e partecipiamo al banchetto liturgico, non per restare chiusi nel tempio, ma, rinnovati dall'esperienza fatta nell'assemblea cristiana, per abilitarci ad agire nella storia.

Si scopre allora che la "maggiore età", la maturità nella fede, è assumersi la propria responsabilità e impegnare con coraggio la propria libertà.

E' partire con la benedizione del Padre, con tutte le risorse e sostanze, e vivere assieme agli altri, affinché chiunque possa trovare la strada del ritorno, accompagnato da un "fratello maggiore" che conosce già quella strada.

E' imparare a riconciliarsi con il fratello minore, del quale, perché fuori casa, si pensa abbia dimenticato il Padre. E' Comprendere il senso dei suoi progetti e delle sue scelte, gioire dei suoi successi, condividere il peso delle sue sconfitte, cercare insieme le soluzioni ai problemi che la complessità sociale pone.

E' agire in un mondo che non pone più domande esplicite, ma che si interroga di fronte a chi sa mostrare lo splendore e la meraviglia di una fede che tocca la vita, a chi sa comunicare una esperienza di fede che rende capaci di costruire storia di umanità.

Per costruire "laicità"

1. Quale visione di cristiano la parrocchia mi offre per agire nella storia?

2. Quali capacità per tradurre l'esperienza di fede nella ricerca delle soluzioni ai problemi comuni?

3. Quale pastorale per costruire queste competenze?

 

Lo invitò ad entrare

Il Padre è uscito di casa e si è accostato con immensa delicatezza al nostro modo di intendere e vivere la fede. Ha confermato quanto finora abbiamo fatto. Ci ha chiamati alla responsabilità di una fede che accetti la sfida e il rischio di uscire di casa, per appassionarsi di tutto ciò che di bello e di buono c'è nella storia, per impegnarsi nella vita di ogni giorno, per dare speranza anche nelle situazioni più difficili e far emergere risorse inesauribili di carità.

Quasi ponendo la sua mano sulla nostra spalla e vincendo la nostra incomprensione, il Padre ci ha fatto comprendere che, molto probabilmente, il fratello lontano, non cerca la strada del ritorno, perché ritiene che la fede cristiana ha poco da dire alla sua vita e ai suoi progetti.

Proteso a gestire da protagonista la propria vita, rimane sospettoso di fronte a una fede presentata solo come serie di precetti che gli appaiono il più delle volte incomprensibili e disumani.

Il nostro riunirci in assemblea, ogni domenica nella casa del Padre, non è festa piena finché un nostro fratello rimane lontano, in un rapporto conflittuale "contro il Cielo" e "contro la terra".

Per portare il Vangelo a tutti

1. A quale immagine di Chiesa la parrocchia attinge per accogliere la sfida ad uscire sulla strada?

2. Cosa le occorre per saper presentare la fede all'uomo di oggi?

3. Come opera il cambiamento pastorale attingendo alla ricchezza dell'esperienza fatta?

 

Bisogna far festa

L'invito del Padre a partecipare al banchetto per il Figlio risorto è un'esperienza sempre nuova di formazione alla fede. Ogni cammino di fede, infatti, scaturisce dalla celebrazione, nell'Anno Liturgico, del Mistero di Cristo, in cui è centrato e al quale tende. Formazione permanente alla fede è processo di configurazione a Cristo che dà occhi nuovi per guardare la storia e capacità, mai prima sperimentate, per costruirla. La comunità tutta, Laici, Operatori Pastorali, Ministri Ordinati, Consacrati, Fedeli occasionali, devono poter trovare la proposta di itinerari di fede.

Le competenze ministeriali saranno potenziate sperimentando la fede annunciata-celebrata-vissuta. E' l'ottica nel quale svolgere qualsiasi ministero. L'unico Mistero celebrato non ammette, infatti, frantumazioni o scollegamenti.

Si tratta di valorizzare una visione più ampia della fede, che non si esaurisce nello spazio del tempio, ma che va vissuta nella quotidianità, dove i cristiani si ritrovano uomini, semplicemente uomini, accanto ad altri uomini. Si tratta di diventare capaci di tradurre i contenuti della fede (le categorie bibliche, liturgiche, dogmatiche) in linguaggi significativi per l'uomo di oggi, E' lavoro paziente e faticoso, che tocca molteplici aspetti: le nostre convinzioni, il modo come ci si è formati, la conoscenza della cultura di oggi, il modo di avvicinarla…

Oltre a questo sforzo per formare tutta la comunità, nella diversità dei suoi ministeri, a saper portare il vangelo nella cultura di oggi, occorre pensare a iniziative di testimonianza e di annuncio che rendano presente e visibile la comunità sul territorio. Ogni gesto di carità, di solidarietà, di condivisione suscita interrogativi nell'uomo di oggi, che spesso appare indifferente e lontano, e lo introduce nella ricerca di Dio.

Per costruire itinerari di fede

1. Quale coinvolgimento avviene da parte della comunità parrocchiale nel dinamismo Parola - celebrazione - vita?

2. Cosa occorre per trasformare in itinerario di fede la celebrazione domenicale?

3. Quali proposte formative per una presenza più incisiva sul territorio?

 

E incominciarono…

Il "Padre misericordioso", con il suo equilibrio sapiente e lungimirante, la sua capacità di attesa paziente, la fermezza nel puntare all'essenziale e al bene della persona, guida la scelta proritaria della formazione.

La formazione, quindi, riguarda tutta la comunità parrocchiale nel suo ordinario cammino. Coinvolge in prima persona gli Operatori Pastorali, sia Ministri Ordinati che Laici.

Investire nella formazione mira ad un profondo rinnovamento personale e comunitario, per allargare gli orizzonti di una presenza missionaria che si diffonde su tutto il territorio.

La formazione trova il suo costante riferimento nei contenuti e nelle metodologie nella celebrazione liturgica. Da essa deve partire e ad essa ritornare.

 

Comunità credibile e autentica

La comunità cristiana accetta l'invito del Padre ad "entrare" e "far festa". Con fedeltà ripercorre il cammino della fede per modellarsi sugli atteggiamenti del Padre.

Nell'itinerario liturgico, che segna la pastorale ordinaria, la comunità trova le risorse per formarsi Popolo di Dio, da Lui convocato e inviato a stare nella storia tra gli uomini, affinché il Vangelo della carità continui a mettervi radici

 

Per la formazione:

- si progettino itinerari formativi seguendo l'Anno Liturgico;

- si prepari con cura ogni celebrazione per farne emergere tutta la significatività;

- si approfondisca costantemente il dinamismo: Parola – Liturgia – Testimonianza – Missione;

- si educhi alla visione di fede per abilitarsi a portare nelle realtà del quotidiano quanto sperimentato nella celebrazione;

- si incrementino i segni di presenza nel territorio per incontrarsi con la gente…

- si propongano iniziative straordinarie di evangelizzazione in vista anche del Grande Giubileo del 2000;

- si potenzino competenze e modi per comunicare il Vangelo nei linguaggi di oggi. (Si sta provvedendo a rinnovare il settimanale diocesano);

- siano promossi e valorizzati i vari ministeri ordinati e laicali;

- si costituiscano e si rendano attivi il consiglio pastorale parrocchiale e quello per gli affari economici per coinvolgere la comunità nelle scelte di carattere pastorale e amministrativo.

 

Ministri Ordinati

A partire dalla celebrazione, i Ministri Ordinati ravvivano in sé il dono ricevuto con l'imposizione delle mani e si riscoprano Ministri a servizio della comunità ecclesiale, chiamata a stare nel mondo.

Possano condividere e diffondere, assieme a tutti gli altri confratelli nel ministero, serenità e gioia. Acquistino la capacità di progettare cammini di fede per tutta la comunità.

 

Per la formazione:

- si prevedano ritiri spirituali mensili che, scaturendo dal Mistero di Cristo celebrato, facciano riscoprire identità e gioia del ministero;

- si richiami la necessità di conformare, al Mistero celebrato, atteggiamenti e stile di vita;

- si ritorni sul senso del proprio minsitero, per promuovere la ministerialità del Popolo di Dio, posto nel mondo a servizio di carità;

- si propongano iniziative idonee per abilitare ciascuno a progettare cammini di fede, partendo dalla celebrazione.

 

Operatori Pastorali Laici

Il cammino di formazione, centrato nella celebrazione dei divini Misteri, miri ad una forte identità ministeriale, ad una chiara visione di Chiesa, Popolo di Dio, ad una capacità adeguata per saper tradurre l'esperienza di fede nei linguaggi dell'uomo secolarizzato.

 

Per la formazione:

- si definisca un progetto organico e articolato per gli operatori pastorali;

- si promuova una coscienza unitaria di Chiesa e una mentalità di rinnovata collaborazione pastorale;

- si coinvolgano in un cammino educativo integrale: maturità umana e di fede, conoscenza delle Verità rivelate, competenze necessarie al proprio ministero.

- si abiliti l'operatore ad essere animatore nella propria comunità parrocchiale e fuori, specialmente di giovani e adulti per moltiplicare risorse pastorali;

- si offra una sufficiente preparazione teologico-pastorale centrata sulla Chiesa Comunione, convocata dal Padre, discepola della Parola, soggetto che celebra nello Spirito, testimone nel servizio all'uomo;

- si sperimentino servizi specifici all'interno della comunità per potenziarne la dimensione laicale in un rinnovato dinamismo missionario, con particolare attenzione ai giovani, agli adulti, alle famiglie, al mondo della cultura e del lavoro…

- si dia precedenza ad iniziative per i nuovi Operatori Pastorali, avviando opportune sperimentazioni (almeno in quattro zone: Giardini, S. Teresa, Milazzo, Lipari).

gennaio 2012 © Arcidiocesi di Messina Lipari S. Lucia del Mela - tel. 090.66841 - fax 090.6684202