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Di fronte al campanile è la vivace Fontana di Orione,
opera di frà Montorsoli, discepolo di Michelangelo.
Fu realizzata nel 1551 per celebrare il completamento
del primo acquedotto cittadino nel quale furono derivate e
convogliate le acque del fiume Camaro e del Bordonaro.
In conseguenza del terremoto del 1908 subì gravi
danni: tutta la parte superiore infatti crollò in frantumi.
La pazienza dei restauratori la ricompose, compiendo
perfetta opera di ripristino. Lo schema compositivo della
fontana, a forma di piramide, con le coppe versanti acqua
sovrapposte su di uno stelo variamente decorato, e con in
cima un gruppo statuario, era allora un elemento acquisito
alla decorazione rinascimentale, e non mancavano esempi
illustri donatelliani e verrocchieschi nei cortili dei
palazzi fiorentini; preziosi antecedenti dell' Orione,
potrebbero anche riconoscersi in quelli della fontana del
Giardino di Boboli e delle due fonti della Villa del
Castello a Firenze, create da Nicolò Pericoli detto il
Tribolo.
Ma nella fontana del Montorsoli, se lo schema compositivo
non è difforme da questi precedenti, assai maggiore è
l'armonia degli elementi volumetrici e strutturali e la
grazia delle decorazioni, che adeguandosi alla concezione
letteraria che sta al sottofondo dell'opera, si risolvono in
ritmi e modulazioni assai eleganti.
La fontana, secondo la concezione di Francesco Maurolico che
ne fu l'ispiratore ed al quale si devono i molti ed leganti
distici latini che vi sono incisi, è dedicata al mitico
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gigante Orione al quale una favolosa tradizione attribuisce
la fondazione della città.
Su di un basamento poligonale di dodici lati sono quattro
vasche dentro le quali versano acqua dalle anfore quattro
statue maschili, adagiate sul fianco. Esse rappresentano
quattro fiumi: il Nilo, il Tevere, l'Ebro ed il Camaro.
Il bordo della vasca è ornata di formelle rettangolari ed
ovali raccordate da cornici ed elementi decorativi.
Sotto ogni simulacro fluviale sono apposti distici latini
che illustrano i simboli ed i bassorilievi scolpiti; ai lati
di ognuno di essi sono due targhe ovali anch'esse istoriate.
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E così, nella formella sotto la statua che simboleggia il
Nilo è scolpito il fiume come gigante disteso tra
palme e canne, con sette puttini (le sette bocche del delta)
variamente posti, forse ispirato dall'ellenistico Nilo dei
Musei vaticani; nelle targhe ovali è rappresentato Aci
(l'amante di Galatea) lapidato da Polifemo, da una parte, e
dall'altra l'idillio di Pomona e Vertunnio.
Sotto la statua del Tevere è incisa la
lupa con i gemelli e nelle contigue targhe Narciso
trasformato in fonte e Atteone trasformato in cervo di
fronte a Diana, candidamente nuda al bagno. Poi, sotto il
fiume Ebro sono scolpite l'Aquila spagnola
e le Colonne d'Ercole, Atlante da una parte e dall'altra
Ercole e le Ninfe nel Giardino delle Esperidi;
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Sotto la quarta statua, raffigurante
Camaro, assai modesto fiume messinese di fronte a
tanti grandi, è scolpita una porta della città con una
immagine femminile rappresentante Messina in atto di
invitare il fiume ad immettersi; nelle formelle è narrata la
morte di Frisso ed Elle sull'Ariete d'Oro mentre sprofondano
nel mare che da Elle appunto prese il nome.
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Otto mostri marini in pietra scura completano e ravvivano
con la diversa tonalità di colore la conca marmorea.
Al centro di essa un dado prismatico reca agli spigoli
quattro sirene alate, e ancora di quattro figure ognuno si
compongono i gruppi dei piani sovrastanti: i
tritoni-cariatidi che fanno da base alla prima tazza, ornata
di motivi rinascimentali e di Meduse idrofore, le cui chiome
anguicrinite si intrecciano sull'orlo circolare della coppa;
le Najadi, che con aggraziato movimento di danza reggono la
seconda tazza; i putti, in leggiadrissimi atteggiamenti,
sulle cui spalle poggia un supporto emisferico.
Su questo, infine, si eleva Orione, col cane Sirio, la mano
destra aperta in segno di saluto e la sinistra appoggiata
allo scudo, nel quale campeggia lo stemma di Messina.
Ammiratissima e celebrata dagli scrittori coevi quando fu
costruita (il Vasari ne fa minuta ma imprecisa descrizione)
per la suprema eleganza stilistica, la fontana, alle volte
nominata con quella di Nettuno per la comune paternità, ha
avuto giudizi unanimi, altamente laudativi, dalla critica
moderna.
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