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Arcidiocesi di Messina Lipari S.
Lucia del Mela
Presentazione
del libro
Con cuore di padre
Scritti pastorali
dell’arcivescovo Angelo Paino
un artefice della
risurrezione di Messina
a cura di Letterio Gulletta
Il volume voluto dall’Arcivescovo
Calogero La Piana per ricordare l’Arcivescovo
Angelo Paino, insuperabile artefice della
risurrezione di Messina, nel 40° anniversario
della sua morte e in preparazione alla
ricorrenza del centenario del terremoto. Il
volume è stato presentato da Mons. La Piana
insieme al curatore dell’opera, Giovedì
21 giugno alle ore 19.30 nell’ambito
dell’esposizione Angelo per Messina.
Nella presentazione del volume,
l’Arcivescovo Calogero La Piana esordisce:
“Quest’anno ricorre il 40°
anniversario dalla morte di S.E. Mons. Angelo
Paino (29 Luglio 1967). Per evidenziare lo
spessore e la qualità del suo servizio pastorale
la Diocesi ha promosso la pubblicazione
straordinaria di questo volume nel quale si
ripropongono gli scritti pastorali che il
Presule ha indirizzato alle comunità ecclesiale
durante il quarantennio del suo ministero
episcopale a Messina (1923-1963).
Come Arcivescovo di Messina sento
l’onore e il piacere di presentare la raccolta
degli autorevoli insegnamenti dell’illustre
Pastore che mi ha preceduto nella diocesi di
Lipari e nella Sede Metropolitana ed
Archimandritale di Messina”.
Mons. La Piana prosegue: “Questa
pubblicazione vuole essere anzitutto
l’espressione della riconoscenza e della
gratitudine dell’intera comunità
ecclesiale che Mons. Paino ha servito “con cuore
di padre” per lunghissimi anni. Nel suo primo
saluto alla Diocesi manifestava, infatti,
l’intento di volere essere padre, amico e
fratello per coloro che il Signore affidava alle
sue cure pastorali: “Con l’aiuto di Dio,
sotto la protezione speciale della Madonna della
Lettera, confortato dalla grandezza della vostra
fede, io son lieto di spendere per voi, pur
povera qual essa é, tutta la mia opera di Padre,
di Pastore, di Amico e di Fratello” (1923).
Esprimeva, allo stesso tempo,
ferma volontà di sperdersi al servizio dei
fratelli e figli: “Non desisterò mai dal
gemere e dal pregare e dal lavorare per il
prossimo, specie per coloro che il Signore mi ha
dati fratelli e figli… Io, nuovo Arcivescovo di
Messina, a le anime che Iddio e il Papa mi
affidano non so promettere che tutto il mio
impegno e tutta la mia vigilanza, dico meglio,
tutto il mio cuore di padre” (1923).
La dolorosa e luttuosa storia
della città di Messina, distrutta nel volgere di
pochi anni prima dal terremoto e successivamente
dalla guerra, è inscindibile dalla figura dei
Pastori che la divina Provvidenza ha suscitato
quale guide sagge e illuminate e che, con amore
e dedizione, si sono consacrati al bene della
chiesa e della illustre e gloriosa Città.
Sembra, pertanto, doveroso mantenere desta la
memoria di quanti hanno fortemente
contribuito con il loro operato alla crescita
umana e cristiana del nostro territorio. Tra
questi l’Arcivescovo Paino rappresenta un
autentico artefice della rinascita
religiosa, morale, civile e materiale
dell’inclita città di Messina nel lungo periodo
in cui è stato alla guida dell’Arcidiocesi
(1923-1963).
Il testo che offriamo alla
attenzione dei cittadini e dei fedeli, in
particolare di quanti direttamente ricoprono
responsabilità nella comunità civile ed
ecclesiale, intende favorire la riscoperta
del Presule. Si propone, cioè, di
favorire una conoscenza più equilibrata ed
oggettiva della sua ricca e poliedrica
personalità. Appare, infatti, necessario
ponderare i presupposti e i fondamenti
antropologici e teologici del suo considerarsi
Vescovo e quindi del suo Governo e della sua
azione pastorale.
Egli è da tutti conosciuto
primariamente quale costruttore e curatore del
“mattone”. Ma è importante esaminare la
prospettiva con la quale egli si è speso e
prodigato nella ingente opera di ricostruzione
di molti luoghi di culto: “Le chiese dovremo
averle, e capaci per accogliervi la massa dei
fedeli; e belle, espressione di un pensiero
cristiano che s’incarna in una forma artistica;
e decorose negli ornati e nelle suppellettili,
per elevarci, con la serenità solenne del rito,
al trono di Dio. Né è umana gloria quella a cui
v’invito, ma opera di fede. Le chiese materiali
in tanto le vogliamo, in quanto sono un mezzo
per la maggiore propagazione, per la vita stessa
della Chiesa dello Spirito… Se per un momento
avessimo a perdere di vista l’ammonimento
dell’Apostolo: Quae sursum sunt quaerite... Quae
sursum sunt sapite (Col 3,1-2) vana sarebbe
tutta l’opera nostra, non degna del ministero a
cui ci siamo votati” (1924)
L’amore alla comunità ecclesiale
e alla Città, l’amore può ben dirsi la misura
dei suoi progetti. L’amore verso i poveri è,
infatti, l’ideale da lui sempre perseguito, come
egli stesso afferma nella sua ultima lettera per
la Quaresima del 1962:
“Uno degli ideali che
maggiormente mi hanno attirato e direi
affascinato, e per il quale non lasciai mai
occasione di parlare e di scrivere, nella mia
predicazione e nelle intime conversazioni, nelle
comunicazioni ufficiali e nella privata
corrispondenza; l’ideale, per il quale non ho
risparmiato le mie modeste energie, ho bussato a
“illustre porte”, ho conosciuto le lunghe attese
nelle antisale dei dicasteri; l’ideale, per il
quale ho assaporato l’amarezza dell’insuccesso;
questo ideale voi, o direttissimi, già lo
conoscete, anche voi attira: i poveri! I
poveri!...Iniziando il mio episcopato in mezzo a
voi, quando ancora erano evidenti le vestigia
del terremoto, quando ci si dibatteva tra le
difficoltà del dopoguerra, finita da poco la
prima conflagrazione mondiale, nulla ho avuto
di più caro, che di dedicarmi a venire incontro
alle necessità dei miei figli poveri; ed oggi mi
sembra che non potrei chiudere meglio il mio
ministero che richiamando la vostra attenzione
su questo problema, che, nonostante il progresso
della moderna civiltà, resta ancora insoluto -
vi sono, infatti, molti e molti poveri nella
nostra città e nella nostra Archidiocesi - e
resterà sempre sul piano dei problemi da
risolvere” (1962).
L’offerta di un materiale così
vario ed interessante svela la ricca personalità
dell’Arcivescovo Paino. Allo stesso tempo
costituisce inedita e preziosa fonte per
ulteriori approfondimenti sulla persona e
sull’opera di un grande Vescovo, appassionato e
attento al bene materiale e spirituale della
Chiesa. Opera di approfondimento auspicata
perché si possa continuare a parlare di Mons.
Paino non per sentito dire, ma sulla base di una
corretta e diretta sua conoscenza.
Perché, “Per conoscere una
persona - soprattutto della statura di Mons.
Paino - non bastano gli aneddoti seppure
edificanti e simpatici, provocatori e
rivelativi, numerosi e inediti. Sono
insufficienti i fioretti e intollerabili
i racconti sospettosi. Fermandosi ad essi si fa
un torto alla persona, la si costringe nella
penombra, se ne mortifica la verità, che invece
va esplorata ed ampliata, con la rigorosa
lettura di documenti ed eventi, senza timore
dell’indagine e nella libertà da pregiudizi
(dall’Introduzione di Gulletta).
Due brevi rimandi per concludere,
rispettivamente sulla parrocchia e sui parroci,
allo scopo di evidenziarne l’originalità e la
fine intuizione pastorale. Relativamente alla
parrocchia così egli scrive:
“Non ci fermeremo a
considerare la parrocchia come istituzione
giuridica di fronte al diritto canonico e al
diritto civile; non la considereremo neppure nei
suoi movimenti burocratici per i rapporti tra
parroco e fedeli. Vorremo considerarla come
cellula vivente nel grande e meraviglioso
organismo della Chiesa, dotata di inesauribili
energie per vincere l’attrito cogli avvenimenti
del tempo, capace di sostituire, in una perenne
giovinezza, gli sfaldamenti causati dalla
ostinata resistenza all’azione divina della
grazia. E perché ciò si ottenga è necessario
che la parrocchia sia anzitutto conosciuta, poi
amata, e infine seguita…”
Interessante questa esortazione
rivolta ai sacerdoti, in cui emergono
indicazioni di sperimentata strategia pastorale
dettata dal cuore di un zelante pastore:
“Il vostro popolo non
aspettatelo in Chiesa, in un primo tempo:
cercatelo là ove vive e lavora, nell’officina,
nel laboratorio, sui campi, in piazza, e là
levate cattedra; argomento preferito: gli eterni
nostri destini, da cui scende la luce che deve
guidare i nostri passi lungo questo quotidiano
cammino. Abbiate fiducia nel sentimento
cristiano del nostro buon popolo, anche se
qualche volta lo trovate deviato. Voi sapete
quante e quanto avverse forte hanno agito su di
lui per portarlo lontano da Dio, dalla Chiesa,
dai Sacramenti…Abbiate fiducia in lui,
incontratelo, parlategli, illuminatelo: le
bende cadranno dai suoi occhi, e le pecorelle
smarrite torneranno all’ovile. Ma non vi
fermate lì. Dopo che lo avrete ricondotto in
chiesa, formatelo cristianamente, rieducatelo
nello spirito. Questo lavoro però non si
compie nella massa, ma nel singolo individuo e
vi sarà possibile nella direzione spirituale, o
nei singoli gruppi specializzati come ve ne
danno occasione le Associazioni pie e più la
provvidenziale Azione Cattolica nelle sue larghe
ramificazioni…Cari Sacerdoti…, a questo vostro
lavoro intanto stanno legate le sorti del
nostro popolo, l’avvenire della nostra società,
la salvezza della Patria pei secoli: perché oggi
si lavora nelle fondamenta, si pongono le basi
alla nuova vita sociale che sorge e che
comunque, non sarà più quella di ieri…Nel vostro
lavoro avrete accanto la collaborazione preziosa
degli apostoli laici...Ve li affidiamo questi
cari apostoli, che oggi hanno un compito quasi
sacerdotale: contate su di loro, come noi ci
contiamo; ma lavorate intensamente sulla loro
anima perché in proporzione vi rendano
nell’apostolato in mezzo al popolo. Sarà per la
loro efficiente collaborazione che voi troverete
aperte tante vie, agevolati tanti santi
ardimenti, arricchita di messe la vostra
generosa fatica, che deve riconquistare a Cristo
Signore tutto il suo popolo redento dal suo
sangue”. (Lettera
pastorale sulla parrocchia, 1956).
“Non
ebbi riposo, né riposo diedi…Nessuna altra mira
che la gloria di Dio e il vostro bene, o Figli.
Messina in cima a tutti i pensieri, Messina in
fondo al cuore, Messina in ogni proposito. Per
Messina tutte le speranze, per Messina tutti i
sogni, per Messina ogni fatica, per Messina ogni
ferita dell’intimo martirio. Per Messina le
continue, prolungate assenze, le estenuanti ed
umilianti attese delle anticamere. Per Messina i
dinieghi e le ripulse alle insistenti domande di
soccorso, le amarezze del salir e scendere le
altrui scale”.
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