È
stato davvero emozionante partecipare alla celebrazione eucaristica del 1°
luglio scorso, durante la quale S. E. Mons. Giovanni Marra ha annunziato di aver
accolto la mia ria richiesta, con Supplice Libello del 26 maggio 2005, di dare
inizio alla Causa di Canonizzazione di Mons. Francesco Fasola, che fu
Arcivescovo di Messina e Archimandrita del SS. Salvatore dal 1963 al 1977.
So di non dire niente che voi già non conosciate. Desidero, però, che puntiamo la nostra attenzione su questo Servo di Dio e studiamo come imitarlo. I santi, infatti, sono donati dal Signore perché diventi sempre più chiaro che la santità non solo è possibile, ma doverosa per tutti.
Come attorno a don Silvio Gallotti, di cui il SD era fedelissimo discepolo, è nato un nucleo di santi, così sarebbe bello che la stessa cosa avvenisse per Mons. Fasola. Tutti, amici e devoti del SD., vogliamo formare come la coda luminosa della cometa di santità, alla cui testa c’è il Padre Fasola.
Il Servo di Dio stesso ci indica la strada da seguire: fiducia immensa nella Grazia divina, senza la quale nulla ci è possibile; amore profondo per la Vergine Santa, da cui imparare la perfetta adesione alla volontà di Dio; infaticabile zelo pastorale (missionarietà), che per ciascuno di noi deve significare quotidiana testimonianza evangelica, con la generosa coerenza di vita; scelta della povertà, che si traduce in sobrietà e solidarietà con gli ultimi; gioia di vivere per la gente e con la gente; carità per tutti, carta vincente di ogni apostolato.
Lo sguardo sorridente del Servo di Dio, il volto sereno e, allo stesso tempo, di una serietà solenne, la sua parola calda, incoraggiante ed anche severa, hanno accompagnato gli anni della mia formazione in Seminario e i primi due anni del ministero presbiterale.
Per chiedere la sua intercessione non ho aspettato certo che fosse accolta la mia richiesta di inizio della Causa di Canonizzazione. A lui, infatti, ricorrevo quando, da vice rettore ed economo del seminario, non sapevo come affrontare le difficoltà economiche, nota dolente dei seminari di tutti i tempi.
Il suo ultimo atto come arcivescovo di Messina, prima di recarsi in cattedrale per il solenne pontificale in onore della Madonna della Lettera, alla fine del quale avrebbe fatto la consegna del pastorale al suo successore, fu quello di firmare il Decreto di erezione della Parrocchia Maria Regina degli Apostoli in Messina, di cui sono stato il primo parroco.
Con lui ho fatto un patto quando mi fu chiesto di fare il postulatore della causa di canonizzazione: io lavorerò per la tua causa di canonizzazione a patto tu che mi ottenga da Dio almeno dieci vocazioni. E così fu.
Forse sono stato alquanto incosciente nell’accettare l’invito a fare da postulatore. Ma si trattava di Mons. Fasola e non si poteva dire di no!
Credo che per troppo tempo abbiamo tenuto nascosta questa “perla preziosa” ed ora sia giunto il momento di rimboccarci veramente le maniche, perché tutti possano conoscere, apprezzare e imitare il Servo di Dio.
C’è bisogno dell’aiuto e dell’impegno di tutti per raccogliere documenti e tutto il materiale che possa interessare la “Causa”.
C’è bisogno della generosità non solo degli “Amici di Mons. Fasola”, ma di quanta più gente possiamo coinvolgere, perché economicamente non sarà uno scherzetto da nulla.
Facciamoci venire tante idee e comunichiamocele. Alle idee, facciamo seguire azioni concrete. Mi pare fosse proprio del Servo di Dio il motto: «Fatti, fatti e non parole!».
Sac. Tindaro Cocivera
Procede il lavoro della Commissione dei periti storici
Il primo novembre 2005, l’Arcivescovo Mons. Giovanni Marra, con apposito decreto, ha costituito la Commissione di periti storici per la causa di canonizzazione del Servo di Dio Mons. Francesco Fasola (1898-1988), Arcivescovo di Messina dal 1963 al 1977. La Commissione storica, unitamente ai membri del Tribunale ecclesiastico, ha prestato giuramento nella Basilica Cattedrale di Messina il 31 Marzo 2006, in occasione della solenne apertura dell’inchiesta diocesana sulla vita, sulle virtù eroiche, sulla fama di santità e di segni del Servo di Dio.
Scopo della Commissione storica, secondo il dettato della Congregazione per le Cause dei Santi, contenuto nella Sanctorum Mater. Istruzione per lo svolgimento delle inchieste diocesane o eparchiali nelle Cause dei Santi (17 Maggio 2007) è quello di «ricercare e raccogliere tutti gli scritti del Servo di Dio non ancora editi, come pure tutti e singoli i documenti storici sia manoscritti sia stampati, riguardanti in qualunque modo la causa» (art. 68, § 2).
La Commissione dei periti storici per la causa di canonizzazione del vescovo Fasola è così composta: Don Giuseppe Ruta SdB (Presidente); Mons. Salvatore De Domenico (Membro); Don Giuseppe Principato (Membro); Don Antonio La Rosa (Membro); Don Roberto Romeo (Membro Segretario).
Gli incontri della Commissione si svolgono periodicamente, secondo le necessità imposte dall’analisi dei documenti. La prima riunione si è tenuta il 15 Giugno 2007, le altre il 19 Settembre 2008, il 9 Maggio 2008, il 6 Febbraio 2009, il 27 Marzo 2009 e il 10 Febbraio 2010; di tutte sono stati redatti i verbali.
Allo stato attuale, i periti storici hanno ultimato la prima e la seconda fase del lavoro programmato: la lettura e l’analisi di numerosi scritti editi e inediti di Mons. Fasola. Si tratta di centinaia di documenti, alcuni pubblicati sui vari Bollettini Diocesani delle diverse Chiese locali che hanno beneficiato dell’azione pastorale del presule Fasola (Bollettino di Agrigento, Bollettino di Calatagirone, Bollettino Ecclesiastico di Messina, Bollettino del S. Monte di Varallo…), altri ancora inediti. La seconda fase, in particolare, ha comportato lo studio delle centinaia di lettere indirizzate da Mons. Fasola ad Ave Gaglio, sua principale figlia spirituale. Rimane da vagliare un grande quantitativo di materiale inedito.
Di volta in volta, ciascun membro della Commissione si impegna ad esaminare una parte degli scritti al fine di produrre una relazione finale dalla quale emergano i tratti caratteristici della spiritualità del Servo di Dio. Le idee espresse dai singoli membri della Commissione confluiranno, alla fine, in un’unica relazione nella quale sarà offerto un ragionevole giudizio circa la santità di vita e l’integrità della dottrina del presule Fasola in base a quanto risulta dagli scritti. Il lavoro dei periti storici è pure orientato alla stesura della bibliografia, la più completa possibile, di tutti gli scritti reperiti ed esaminati.
Mons. Tindaro Cocivera, Postulatore della Causa di canonizzazione, ha informato i membri della Commissione storica di attendere altri scritti del vescovo Fasola. Il prossimo appuntamento è fissato per il 22 aprile, nei locali del Seminario Arcivescovile di Messina.
Sac. Roberto Romeo
Coloro
che hanno conosciuto il Servo di Dio mons. Francesco Fasola, di persona
o per aver letto o ascoltato di lui, sanno quanto è stata determinante
per la sua vita la direzione spirituale di don Silvio Gallotti, del
quale egli stesso scrive: «L’elemento determinante dell’andamento felice
della vita del seminario fu la presenza preziosissima di Don Gallotti».
Fra i due venne a crearsi un legame così profondo che indusse don Gallotti a scrivergli così: «Figliolo caro, Dio te lo perdoni, come te lo perdono io pure, ma io ho timore, al ricordar, questa tua prova di affetto veramente filiale, che tu mi ami non solo più di quello che io merito, ma anche forse più di quello che tu devi» (5/7/1915).
Questo legame segnerà tutta la vita del S.D., il quale non perdeva occasione di parlare di don Gallotti, tanto che chiunque conosceva mons. Fasola non poteva non conoscere gli insegnamenti e la figura del suo direttore spirituale.
Ho avuto modo di leggere una quarantina di lettera – dal 1915 al 1926 - che don Gallotti ha scritto a Francesco Fasola, seminarista, prima, e giovane prete poi. Non c’è lettera che non fa riferimento alla Vergine Maria. È da Lui che il S.D. trasse il suo affetto e l’intensa devozione alla Madonna che, a sua volta, inculcava negli altri: «Ringrazio con te la Madonna dei sentimenti che ti mette in cuore: vuoi credere che ci debba lusingare inutilmente con tante speranze di morte? Ce la farà questa grazia, e sarà pure il giorno della nostra felicità quello in cui sentiremo di non vivere più a noi stessi, ma unicamente in Maria. Venga dunque presto questo giorno santo, il più bello dei giorni, in cui noi si arda, si bruci dell’amore di Maria, si sia invasi del suo pensiero, della sua vita, di Lei sola» (Lettera di Fr. Fasola al chierico Giuseppe, ottava dei Santi Innocenti, 1921).
«Facciamoci santi, mio caro Francesco, perché questo è davvero l’unico nostro mestiere» (lettera del 14/7/1916). L’impegno a farsi santi, per don Gallotti, nasceva da un intenso amore verso la Madonna e dalla sua imitazione: «E come non sentirmi animato a battere sempre più alacremente la via facile, breve, perfetta e sicura che la Madonna nella bontà sua infinita si è degnata di additare a me e ai miei figliuoli? Ah si, Francesco mio, questa Donna è la nostra via, la via per la quale non ho proprio più dubbio che arriveremo ad essere coi santi: la Madonna o dirò meglio N. Signore ce l’ha tracciata e noi non abbiamo che a seguirla fedelmente sino alla morte» (4/6/1918). «… Vorrei chiudere col raccomandarti ancora una volta prima che vada a iniziare col nuovo anno i tuoi studi teologici, la cara devozione del Rosario» (lettera del 4/10/1917).
Fu sempre filiale l’affetto e intensa la devozione del S.D. alla Madonna, inculcatogli da don Gallotti. Egli, al pari del suo direttore spirituale, non tralasciava occasione di trasmettere a tutti il suo intenso amore per la Vergine. Il rosario gli era compagno inseparabile. Quando si viaggiava con lui, ne ho fatto esperienza personale, durante tutto il percorso si pregava il s. rosario. A chi, poi, gli chiedeva la distanza tra un posto e l’altro, non rispondeva indicando i chilometri, ma quanti rosari potevano recitarsi.
Dovette certamente prendere sul serio l’insegnamento del suo direttore spirituale, se don Galotti potrà scrivergli parole così belle: «Certo quelle tue espressioni tenere, affettuose, calde ripetute ad ogni momento alla nostra cara Madre celeste nella tua ultima lettera, mi hanno fatto l’impressione che il tuo cuore si sciogliesse in amore e in riconoscenza per Lei» (6/7/1929). Scriveva pure: «Francesco mio, sì, se non mi inganno mi pare che la tua anima continui pur sempre a salire in compagnia della Madonna, anzi portata da Lei e dalle grazie sue sovrabbondanti, nonostante tutta la tua miseria, debolezza, inclinazioni cattive. Qual consolazione non è questa pel mio cuore, che come tu ben sai, e non te ne ho mai fatto mistero, ti ha sempre riservato un posto tutto speciale!» (10/4/1922). «Mi dici che nella tua povertà estrema di ogni bene, senti pur sempre il desiderio e il bisogno di essere il Francesco della Madonna. E spero che lo sarai un giorno a fatti, come già una volta ti piaceva essere a parole». (2/3/1925).
Il S.D. fu veramente il “Francesco della Madonna” sino alla fine della sua vita, tanto che l’ultima raccomandazione, fatta nel suo testamento al popolo di Dio, fu proprio questa: «… vogliate bene alla Madonna…».
Il “mestiere di essere santi” per il S.D. ha avuto origine dall’Eucaristia, come facilmente appare da quanto don Gallotti scrive a Guido Tonetti, futuro arcivescovo coadiutore di Messina:
«Caro Guido, torno dall’assistere alla 1a S. Messa solenne che il nostro caro D. Francesco ha celebrato al suo paese. Lo vedessi, Guido, questo tuo fratello nei primi giorni del suo Sacerdozio! Che splendida aurora! Sia ella seguita da un più splendido giorno! La Madonna ce lo ha mandato fra noi questo suo figliuolo prediletto dopo la S. Ordinazione, tutto unto dell’olio della sua dolcezza e letizia. Parrebbe un po’ di vedere Mosé che scende dal monte con le… corna» (27/6/1921).
Non mi sembra esagerato che don Gallotti abbia paragonato il S.D. a Mosé il cui volto, dopo l’incontro con Dio al Sinai, emanava un fascio di luce. Ogni volta che egli celebrava l’eucaristia appariva chiaro che era conquistato da un sì grande mistero. Tutto diceva in lui che era immerso in Dio. La recita del “Te Deum” in sacrestia, dopo ogni celebrazione, era il canto di gioia di chi aveva gustato la vicinanza di Dio. Il suo amore per l’Eucaristia lo dimostrava sia preparandovisi con una preghiera intensa sia stando attento in modo che tutto fosse pulito e ordinato. Non possiamo non ricordare il suo impegno a far rinascere l’Opera dei Tabernacoli per favorire la bellezza e il decoro della liturgia. Opera a lui molto cara, perché incentrata sull’adorazione eucaristica e sul lavoro per la confezione di dignitosi paramenti sacri da donare a parrocchie povere.
“Il mestiere di farsi santi” richiede una forte dose di umiltà: «Coraggio, figliuolo mio! La tua Santificazione è più vicina che non credi. Tieni da conto solamente l’umiltà … È la scuola dell’umiltà, figliuolo mio, che noi dobbiamo frequentare. Si è sempre principianti a questa scuola. E per quanto sembri di aver fatto del progresso, non tardiamo ad accorgerci che quello che abbiamo imparato è un nulla al paragone di quello che ci resta da imparare (20/11/1925). A Riguardo, don Giuseppe Malgioglio, suo segretario, ebbe a dire: «La sua attenzione materna, umile, lo spingeva a chiedere scusa, quando, a causa del suo temperamento esuberante, percepiva che l’altro poteva essersi sentito offeso. Quante volte, con mia grande confusione, sentii dalle sue labbra espressioni come questa: “Perdona le impazienze di oggi… non ti ho dato buon esempio» (Commemorazione tenuta a Roma il 1° maggio 1995).

Formidabile nei suoi consigli don Silvio Gallotti : «Al demonio che ti schiaffeggia rispondi con l’umiltà, la mortificazione e la preghiera e soprattutto col ricorso filiale e pronto a Maria. Ella ti farà angelo anche in questa carne di peccato» (7/10/1919). Formidabile nel farne buon uso il S.D. Francesco Fasola. Entrambi, infatti, incamminati nella santità.
Sac. Tindaro Cocivera